il Portogallo in treno; ostelli, case sgangherate, i colori e l’Oceano

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Abbiamo chiuso gli zaini, che dentro avevano davvero tutto lo stretto indispensabile, e siamo saliti in treno, insieme a tutti quei ragazzi che d’estate si aggirano per l’Europa come animali selvatici, che non obbediranno mai a nessuno se non al vento che gli soffia dentro e li fa spostare e spostare ed andare. Abbiamo mangiato pesce fresco ed economico con le mani, bevuto birra fredda a qualsiasi ora del giorno, passato notti di sonno fantastico nei luoghi più fighi del mondo, gli ostelli, in dieci in una camerata e ognuno da solo per la Terra. Siamo saliti sul tram numero 28E che sembrava più di stare sulle montagne russe che tra le vie acciottolate e strettissime di Lisbona. Ci siamo persi nei parchi verdi e rinfrescanti, abbiamo camminato a piedi nudi ogni volta che ci andava di farlo. Ci siamo tuffati nell’Oceano cercando di danzare con quelle onde potenti e ghiacciate, con la sabbia che finiva ovunque, mangiando panini e confondendo l’orizzonte e le nuvole. Abbiamo preso tutto il vento e il sole che l’estremo Ovest ci lanciava addosso e ci siamo sporcati le mani con quella terra rossa che trovavamo nei dirupi. Abbiamo camminato e camminato, per ore, guardando per aria e collezionando le immagini dei palazzi e dei loro colori. Ma soprattutto mentre eravamo in viaggio abbiamo sognato quella vita che stavamo già vivendo, sempre sulla strada, sempre come uccelli migratori in cerca di un nuovo orizzonte su cui addormentarsi e da cui, il giorno dopo, ripartire.

Veronica J.

2 risposte a "il Portogallo in treno; ostelli, case sgangherate, i colori e l’Oceano"

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